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Tonino.

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Se è vero, come diceva Bukowski, che non ci si può aspettare di trovare poesia in una rivista di poesia, è vero anche che alcune persone riescono a vederla ovunque. Uno di questi era lui, che ci saluta in una giornata di inizio primavera. Quasi come se l’avesse scelto. Lui, che scriveva di mandorli in fiore e di farfalle. Che continuava a guardare il mondo con uno sguardo da bambino meravigliato, puro e malinconico e scriveva con quella semplicità che riesce a scaturire solo da una profonda complessità. Solo chi possiede moltitudini può arrivare all’essenza delle cose.

I sacriféizi

Se mè ò studié
l’è stè par la mi ma,
ch’la fa una cròusa invéci de su nóm.

S’a cnòss tótt al zità
ch’u i è in chèva e’ mònd
l’è stè par la mi ma, ch’la n’à viazè.

E ir a l’ò purtèda t’un cafè
a fè du pas, ch’la n’ vàid bèla piò lómm.
- Mitéiv disdài. Csa vléiv! Vléiv un bignè?

 

I sacrifici

Se ho potuto studiare
lo devo a mia madre
che firma con una croce.

Se conosco tutte le città
che stanno in capo al mondo
è stato per mia madre, che non ha mai viaggiato.

leri l’ho portata in un caffè
a far due passi
perché quasi non ci vede più niente
- Sedetevi, qua. Cosa volete? Un bignè?

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