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Ci sono fenomeni inspiegabili, come l’esistenza di certi cartelli stradali o le fasi lunari. Tra questi c’era il fatto che lei avesse accettato il suo invito, quella sera.
Era freddo nella locanda sul lungomare, lo ricordava come fosse ora. L’inverno in una città sul mare è più inverno. La sera è subito notte. E il mare, beh il mare, è più mare.
Non credeva sarebbe venuta, e invece.
Quando erano entrati insieme, tutti si erano girati a guardarla. Era bella con il cappotto appoggiato sulle spalle. E quel modo di camminare aveva fatto la gioia di tutti gli uomini del locale. Le ricordava un’altra che aveva conosciuto, diversi anni prima.
Quando si erano seduti, in un angolo poco illuminato della sala, era imbarazzato e non sapeva cosa dirle. Lei lo guardava con certi occhi che non riusciva a capire. Si perdeva a osservarli. Era desiderio quella luce lì in fondo? O forse si stava prendendo gioco di lui? Non avrebbe saputo dirlo.

“Perché sei venuta?”
“Non avrei dovuto? Hai insistito talmente tanto per vedermi questa sera che ero curiosa di capire il perché. Mi aspettavano a cena. Ma sai com’è, ogni scelta una rinuncia. E allora sono qui a bere pessima birra, anziché mangiare dell’ottima carne”.
Ogni scelta una rinuncia, l’avrebbe imparato bene, nel tempo a seguire.
“Hai un orologio grande, sembra da uomo”.
“E’ da uomo”.
Era rimasto in silenzio. Lei, come se gli avesse letto nel pensiero, rispose alla domanda che non aveva avuto il coraggio di fare.
“Non è un regalo, l’ho comprato io. Mi piaceva così”. E a quel punto aveva sorriso.
“Toglimi una curiosità: che ci fai in un posto così, con uno come me?”
“Perché, come sono quelli come te?”
“Inaffidabili. Pericolosi”
“Non mi sembri pericoloso. Ma potrei esserlo io”
Aveva ragione. Lo era. Ed era anche molto diversa dall’angioletto che sembrava. Dava l’impressione di essere una che ci aveva provato con l’amore, provato per davvero. Ma doveva aver capito che non faceva per lei.
“Indovina la mia età”, le aveva detto e lei aveva risposto con civetteria, sbagliando per difetto.
Avevano passato il resto della serata a parlare di cose inutili, per evitare l’unico argomento che interessava ad entrambi.
Quando l’aveva accompagnata fuori, l’aveva baciata. Un bacio maldestro e vorace, proprio sotto al lampione. A quel bacio ne era seguito un altro. E un altro ancora. Baci affamati che mordevano le labbra. Baci che facevano felice la bocca.
Poi le aveva preso il viso tra le mani. “Forse stasera avresti fatto meglio ad accettare quell’invito a cena invece di andare in cerca di guai”.
Lei aveva mandato la testa indietro e lui l’aveva tirata verso di sé. E l’aveva baciata ancora. E ancora. E ancora. Quei baci lo saziavano e l’accendevano. Le loro lingue si arrendevano e combattevano.
Gli aveva svegliato il cuore, che ora sembrava fiorirgli nel petto. Il respiro affannava, la pancia si stringeva, e le loro bocche si sbranavano.
Quando era tornato a casa aveva dovuto togliersi di dosso tutto quell’odore. Di lei, di quella serata. E di quei baci.
Ormai avevano rotto gli indugi, e non vedeva l’ora di rifarlo.

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