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Paolo Nutini in Rome.

Letto808volte

Caustico. Come solo l’amore può essere. Come qualcosa che brucia la pelle e la carne. Un amore corrosivo. Devastante. Questo è il tema attorno al quale gira l’ultimo album di Nutini.
Inizia il concerto, l’atmosfera è calda. Anzi, torrida. L’ippodromo Le Capannelle è gremito e polveroso. Scenario perfetto per uno con una voce ruvida come la sua.
Attacca con Scream, seguita da Let Me Down Easy. E io penso: ok, è uno di quei momenti. Quelli in cui è come se avessi così tanto dentro, da doverne infilarne un po’ dentro ad una canzone.
Arriva una irriconoscibile Jenny Don’t Be Hasty e si continua con Better Man. La Lei in questione è senza paura. E’ libera. Una vera potenza, insomma. E non c’è da chiedersi perché gli faccia venire voglia di essere un uomo migliore. L’amore è proprio una cosa meravigliosa, penso. Anzi, l’amore meraviglia le cose.
Si continua poi fino ad arrivare a Recover, eccellente rifacimento del pezzo degli Chvrches, e a Someone like You. Someone like you is so beautifully designed, from the hands, all the way to the mind, just meant to be explored, and oh, adored. Someone like you, someone like you.
Mentre la mente vola, arriva Cherry Blossom, uno dei pezzi più interessanti dell’ultimo album. E a seguire la meravigliosa No Other Way: “Ragazza io non voglio te, ho bisogno di te”. Sì, l’amore caustico. Come chi non c’è, ma non vuole lasciarti andare.
Arriva Iron Sky. Da brividi. Mentre canta, Nutini, apre una finestra sul suo mondo: Simon & Garfunkel, Nina Simone, Otis Redding, Marvin Gaye, Sam Cooke, gli Who e Joe Cocker. Ma alla fine lo stile è solo suo. Inconfondibile.
Conclude con una triade acustica perfetta. Caruso di Dalla, che mi riporta alla mente il concerto che fece a Verucchio nel 2012, pochi mesi dopo la morte del grande Lucio. E poi Candy, che risveglia ricordi freschi come una pioggia estiva. Sorrido ripensando alle cene con questa canzone a fare da colonna sonora. Di alcuni momenti ricordo perfino l’odore. E infine Last Request, una delle mie preferite.
Lui parla poco, si muove poco, interagisce meno. Sul palco luci statiche e niente schermi o video. Tutto è ridotto all’osso, ma non c’è stato bisogno d’altro. La sua grinta era più che sufficiente.
E in effetti l’amore c’è ovunque, caustico o dolce, che sia.

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