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Luca Sapio.

Letto790volte

Fiati, sonorità da Motown. Luca Sapio mi risveglia dal torpore. Il suo soul è immediato, potente. Da pelle d’oca, come piace a me. Un bianco con la voce nera. Che fa pensare ai solchi nella terra. All’aria umida del sud. Alla polvere, che Luca sembra spazzare via dalla giacca con una manata.
La sua voce potrebbe tranquillamente provenire da un disco in vinile degli anni Sessanta. In realtà è fuori dal tempo. Attualissima e viva. Vera. Forse il termine più giusto per definirla.
Non ci sono sovrastrutture nella sua musica, nessun orpello barocco. Nessuna fioritura. Solo le canzoni nude. Dolore, sollievo, rabbia. Anima. Soul, appunto.

Il sax riempie l’aria. Luca Sapio sembra un bluesman sincero. Di quelli che sanno davvero cosa sia il blues. E’ un po’ Bill Withers, un po’ Al Green, un po’ Sam Cooke. Ma alla fine niente, assomiglia solo a se stesso.

Il suo ultimo album, “Everyday is gonna be the day” è da ascoltare dal primo all’ultimo minuto. Cercando notizie su di lui scopro che è stato prodotto da un grande della soul music americana: Thomas “TNT” Brenneck. La mano che ha portato al successo Amy Winehouse. O Charles Bradley, per citare il migliore.

Ultima traccia, silenzio. Proprio vero: ogni giorno può essere il giorno giusto.

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