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Like Crazy.

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Una storia come tante: una ragazza e un ragazzo si conoscono, una lettera sul parabrezza, una tazza di tè. I due si innamorano, hanno dei problemi che li costringono ad avere una storia a distanza, si lasciano, si ricongiungono, hanno altri problemi. E così via.
Like Crazy però è un film indipendente. Girato con un budget limitato e che si distacca tantissimo dal classico film sentimentale americano. E’ il tipico prodotto da Sundance Festival, insomma.
Pur potendo sembrare una “banale” storia d’amore, Like Crazy va a raschiare le pareti delle emozioni. I due protagonisti sono reali. E chiunque abbia amato, amato davvero intendo, anche solo una volta nella vita, sa di cosa sto parlando.
E’ impossibile non riconoscersi in qualche situazione. C’è tutto, dalla speranza di aver trovato l’amore della propria vita, alla paura di averlo perso senza un perché. Una lotta continua, tesa a far sopravvivere un amore che, inspiegabilmente, sembra farsi più flebile con il passare del tempo.
Il regista Doremus mostra tutte le difficoltà sentimentali legate dal viversi un rapporto a distanza. La fotografia è delicata, i primi piani sono intensi. Le inquadrature strettissime per indagare negli sguardi e nei sorrisi dei protagonisti. Prima innamorati, poi dubbiosi, poi soli, e infine ancora speranzosi.

Anna e Jacob, si accorgono di non poter fare a meno di stare insieme. Allo stesso modo, man mano che passa il tempo, capiscono che l’amore non basta a rendere felici. E lo sguardo finale dei due, alla fine del film, quando finalmente sono liberi dagli ostacoli, non sembra essere più così sicuro. Forse la vita ha finito per scalfirli. Forse l’amore assoluto e definitivo sul quale erano pronti a giurare, non esiste più, se non in un ricordo.

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