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Il Califfo è morto.

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Il Califfo è morto, intitola così il giornale. E la cosa non mi fa piacere, anzi. Mi sembra quasi impossibile. Uno entra in edicola per comprare la Gazzetta e si trova davanti sto titolo, a lettere cubitali. Che poi, non era già morto? O forse no, era qualcuno che gli assomigliava.
Mi pare anche di averlo visto in televisione qualche settimana fa, sembrava piuttosto in forma. Oddio, in forma come al solito. Barba lunga, e quella tuta ridicola.
Il Califfo aveva attraversato la vita sfondando muri. Di certo non si era lasciato accarezzare. Erano volati schiaffi. Ne aveva combinate di tutti i colori. Ma si era sempre mantenuto puro, lui.
Dispotico, ma puro. Non si era fatto mancare niente. Arresti, assurdi sproloqui, cattive frequentazioni. Che poi erano diventati anche un po’ compagni di merende. Come quelli là, gli americani.
I suoi amici facevano terrore, i nemici erano i peggiori in circolazione. Però lo ammiravano. E lo amavano, a modo loro. In fondo, senza di lui che cosa avrebbero fatto? Non erano nessuno, senza di lui.
E poi c’era anche quella storia delle quaranta vergini. Chissà, forse lo aspettavano da qualche parte. Magari in Paradiso. Sempre che quelli come lui ci arrivino, in Paradiso. Aveva avuto avventure da Mille e una notte. Storie di Salomè e decapitazioni. Se l’era goduta. Aveva raccolto tutto a piene mani. Ad iniziare dai guai. Con quella sua parlata, che non potevi non prendere in considerazione. Era un fine oratore, il Califfo, anche se non l’avresti mai detto. Certo, a volte, capire cosa diceva non era facile. Ma cosa vuoi, io sono di Rimini. Al massimo capisco la “pida se parsut”. Per me era arabo. Ma passeranno alla storia, i suoi monologhi. Ve lo dico io. Che poi, cosa ne so veramente del Califfo? Ne ho sentito parlare, l’ho visto in televisione.
E adesso, chi sarà il prossimo a prendere il suo posto?
Califfo te ne sei andato. Chissà se finirai per risorgere anche tu, come gli altri profeti.
Mi volto e vedo quello lì, quell’immigrato, fuori dall’edicola. Sembra essere dispiaciuto anche lui. Sì è morto, va bene, mi verrebbe da dirgli. Ma gli idoli non muoiono mai, non lo sai, fratello algerino?
Tutto finisce. Tutto il resto è noia, avrebbe detto lui.
Riposa in pace, Franco Califano.

Pubblicato su: laharmagazine.com

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