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Il buon esempio.

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So che oggi è il 21 perché ieri era il 20. Un giorno qualunque, o forse un giorno in più in cui bisognerebbe tentare di essere felici. Se non altro “per dare l’esempio”, come diceva Prévert.
Una felicità a bocconi piccoli. Per non arrendersi. E allora ne cerco un po’ in qualche pensiero piccolo. Ma piccolo davvero, come una briciola. Ma che mi fa sorridere.
Hindi Zahra, la mia colonna sonora di stasera, che canticchio con un asciugamano in testa, mentre mi dipingo le unghie.
Mio padre che si non dimentica mai di portare un cioccolatino a mia madre, per la Festa della Donna e a San Valentino. I doni delle occasioni che neanche il tempo riesce a svuotare del loro significato. Per lui è un modo come un altro di dire “io ci sono”. Sono i suoi “grazie” detti piano, che con le parole non gli riesce bene. Mi ha insegnato che a volte è bello anche essere prevedibili e dare a qualcuno quello che si aspetta.
La signora al supermercato, con il bambino che mangiava la spianata. Quella che mi ha regalato il suo buono sconto, di fronte alla cassiera infastidita. E il benzinaio che quella volta, quando sono entrata e piangevo, ha fatto finta di niente, ma mi ha dato una caramella. Perché l’Umanità è ancora fatta di umanità. E non costa nulla la gentilezza, è l’ombrello che ci salverà nei giorni di pioggia.
Le mie lettere d’amore. Alcune consegnate, altre tenute gelosamente nascoste. La dolcezza che ti dà una speranza.
Quella che ero. Una ragazzina timida che guardava film in bianco e nero e passava un sacco di tempo a leggere libri. E la prima volta che mi è capitato di incontrare qualcuno come me, sfigato e altrettanto perso. “E’ fatta” mi sono detta. “Allora non sono sola”.
Chi ascolta. O meglio, chi ascolta davvero. Anche quando non dico niente. Chi si interessa, chi chiede. Chi ha il tempismo per dire la cosa giusta al momento giusto. O anche se il momento è sbagliato, se ne frega e almeno ci prova a rimetterti in piedi.
Il profumo della primavera che aspetto da tutto l’inverno. Si srotola attraverso i giardini e mi avvolge come uno scialle, quando la sera cammino da sola.
La pazienza che ci vuole, a volte. I bocconi che mando giù perché anche io, ogni tanto, sono stanca di combattere.
Gli onesti, gli uomini di cuore e chi si ostina a credere nel sentimento puro. Chi si commuove e non si vergogna. Chi non ride delle lacrime e delle emozioni altrui.
Anche voi, provate a ripetervelo ogni tanto: “non sono solo”.

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