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Frances Ha.

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New York: Frances e Sophie sono migliori amiche. “Uguali ma con i capelli diversi”, come Frances ama ripetere. All’inizio vivono insieme in un appartamentino, poi la vita si insinua fra di loro e sono costrette ad allontanarsi.
E qui inizia il film. Frances è uno dei personaggi cinematografici più belli e veri degli ultimi anni. Disorientata, goffa, stralunata, splendente. E viva. Ma che dico viva, vivissima. Anche nel fallimento. Aspirante “Pina Bausch” senza averne il talento, non perde mai la sua positività. O la sua innocenza. Anche negli affanni.
Questo film è una piccola perla in bianco e nero, che ho adorato dal primo all’ultimo minuto. I dialoghi sono scarni, ma giustissimi. Precisi ingranaggi della macchina narrativa. Ogni scena è preceduta da un indirizzo di Manhattan, luogo che diventa attore non protagonista della pellicola. E poi c’è la colonna sonora, le ambientazioni, New York, Parigi. Ogni cosa è al posto giusto.
Quello che stupisce di Frances, alla fine di tutte le sue peripezie, è che sa quello che vuole. E’ il momento.

“Sto cercando quel momento. Che tu stai con qualcuno e lo ami, e lui lo sa. E anche lui ti ama, e tu lo sai. Ma sei ad una festa e state parlando con altre persone. E poi, guardi dall’altra parte della sala e i vostri sguardi si incrociano, ma non in maniera possessiva o con l’intenzione di fare sesso. Ma perché quella è la tua persona in questa vita. Ed è insieme buffo e triste, ma solo perché poi la vita finisce. Ed è questo mondo segreto, che esiste proprio lì, in pubblico, inosservato. Di cui nessuno sa nulla”.

E che cos’è se non questo, la vita? Momenti che diventano essi stessi, vita. Dettagli invisibili che agganciano due persone, e tagliano fuori il resto.

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