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Flânerie.

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È così che nascono gli amori. Serate infinite a parlare e a percorrere strade, cercando quella da fare insieme. A camminare. Per poi accorgersi dopo un po’, stupiti, di dove si è arrivati.
Parigi, quei dischi che hai consumato, la cortesia. Francis Ford Coppola. Il vino bianco. Anche se io preferisco il rosso, da sempre. La Nouvelle Vague, Nietzsche, le fragole fuori stagione e il carbonio 14. I pregiudizi, gli scampi e le risate. La mia giacca in macchina, il campanilismo. I gatti e i vecchi proiettori.
Se non ti annoi a camminare con qualcuno, qualcosa dovrà pur significare. Che sia sui ciottoli squassati del centro, o su un sentiero di montagna. Su una spiaggia, dopo che ha piovuto o per le strade di una città che non conosco.
Io sono una flâneuse. Non corro, cammino. E della meta non mi importa. Cambio strada, spesso e inaspettatamente. Corteggio le deviazioni. Voglio perdermi prima di arrivare al dunque. Mi distraggo e mi emoziono.
Non mi interessa chi mi strattona. I nevrotici, che vogliono stare sempre un metro davanti a me. Chi si ferma e trascina i piedi. Chi non fa un passo senza lamentarsi.
Mi interessa chi mi prende per mano. Chi si appoggia e mi sorregge quando sono stanca. Chi mi ama come può, come gli viene, con le labbra salate e gli occhi distratti dal paesaggio.
E intanto, dopo tutto questo camminare, mi accorgo di essere diventata grande, piano piano. Sono arrivata qui, un passo alla volta, attraversando giorni di conquiste e di abbandoni. Sono arrivata qui e ho cercato di essere bellissima, indifferente e cinica. E, sempre qui, ho rinunciato ad essere bellissima, indifferente e cinica.
Sono ancora malinconica e felice, a volte. E ci credo ancora. Ci credo ancora ai giorni nuovi, al cielo in una stanza e ai cieli sopra le stanze, alla libertà dell’individuo. Ai perdoni, a chi prova a sistemarti il cuore. A chi continuerà a preparare la cena, anche se ci sarà sempre qualcuno che la mangerà senza domandarsi chi l’abbia fatta. A chi non sa fare le previsioni del tempo. Agli amori da romanzo e a quelli silenziosi. A chi parla sottovoce. A chi non c’è bisogno di spiegare niente. Ai senza dio, che poi scopri che hanno più fede degli altri. A chi continua a risorgere, tutti i giorni. Perché si può. Perché si deve. Anche se Pasqua è passata da un po’. Amen.

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