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Entre chien et loup

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Mi piace camminare da sola, in estate, quando cala la sera. La quiete dell’asfalto caldo mi aiuta a mantenere la mente intatta. Magari solo per una decina di minuti, ma sufficienti per vincere piccole guerre private.
Passo di fronte a tutti quei luoghi che mi hanno custodita e guardo con curiosità nuova posti che avrò visto centinaia di volte. Lo faccio fino a che riaffiora qualche ricordo, la nostalgia è uno squarcio improvviso in questo blu, che cala sulle case e anche su di me. Ma siamo fatti anche degli abbandoni che abbiamo subito, di tutte le ore che abbiamo passato lontano da qualcuno che amavamo perché tanto c’era sempre tempo, di tutte le sconfitte e i no che abbiamo ricevuto.
Cammino senza fretta e senza una direzione precisa. Con quest’aria da femmina quieta, ma in leggera mutazione. Ho i capelli nervosi e i piedi veloci, ma porto sulle spalle tutta la vulnerabilità di chi ama tanto. Quell’amore che ti fa vedere gli altri con gli occhi di dio, se questo dio esiste. E la pazienza di Penelope in tasca, insieme alle chiavi di casa.
“Entre chien et loup” dicono i francesi, per indicare quell’ora in cui non si riesce più a distinguere un cane da un lupo.
E quando poi arriva il buio, io che sono un po’ miope, non vedo bene i contorni. Nemmeno i miei. E la cosa mi conforta, mi fa far pace con le imperfezioni.
Così, quando mi chiudo la porta alle spalle, sorrido e penso che un po’ mi dispiace vedermi crescere, ma mi consola sapere che rimarrò fragile fino alla fine. Fino all’ultima delle mie doppie punte.

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