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Diario di un Killer Sentimentale.

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“Per fare un film bastano una bella donna e una pistola”, diceva Godard. A volte anche per fare un buon libro, replicherebbe Sepùlveda.
Diario di un Killer Sentimentale percorre, in sole settantatré pagine, sette giorni di vita di un sicario, il Professionista, e della sua ultima missione. Ogni giorno un capitolo.
Un noir raccontato con uno stile asciutto e brutale. Veloce e potente, come un proiettile. Una di quelle storie che sanno di cognac, sigaro, sangue, polvere da sparo e costoso profumo francese.
Il Professionista non può provare emozioni né sentimenti. Sono rischiosi, potrebbero fargli perdere lucidità. Metterlo in pericolo. Per parecchio tempo le cose sono andate bene. “Arrivo, ammazzo e me ne vado”, ci racconta. Ma non ha tenuto conto del fattore GFF. Ovvero Gran Figa Francese. La ragazza occhi verdi, fianchi sodi e bocca carnosa che lo ha rimbambito. Incredibilmente bella quanto intelligente, fa perdere la testa agli uomini.
Sarà il fato, un incontro karmico o un gigantesco colpo di fulmine. Non importa, lui è fregato al primo sguardo. Lei è la rotella che va fuori tempo e inceppa gli ingranaggi della sua inappuntabile carriera professionale. Perché, in fondo, lui è un killer sentimentale.
Così, tra taxi e aeroporti di mezzo mondo, il killer di Sepùlveda, arriva al settimo giorno, l’ultimo del suo incarico. Le leggi ferree e logiche della sua professione si scontrano con il suo sentimentalismo. Chi vincerà?

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