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Tra primo e secondo tempo

Letto23volte

Mi hanno detto di non scrivere. A me scrivere fa bene, ho risposto. Sembrerà a te, povera scema, scrivere non placa, acuisce semmai. Ma io sono qui per questo. Voglio fermare tutto su carta, per non dimenticarmi nulla. Che di parlare non ho più voglia, ma di scrivere sì. Anche se poi non lo so più, per chi scrivo. Una volta scrivevo per lui, che non leggeva più. Poi ho scritto per me. Soprattutto per me.
Ho scritto per non perdere capelli, affetti e amori. Ho scritto per ricucire strappi, per elemosinare attenzioni. Per scongiurare una fine, o per celebrarla. Soprattutto per questo. Per ricordare. Per rendere tollerabile un disamore. Perché non so cantare per le radio a transistor, come Gainsbourg, e allora qualcosa dovrò pure inventarmi. Ho scritto perché desideravo una fuga, un figlio. Entrambi o nessuno dei due. Per riempire un silenzio che mi faceva male, per colmare la distanza, per noia. Perché, a volte, scrivere mi impedisce di impazzire. Scrivere mi aiuta a rimanere in piedi, che in ginocchio proprio non ci so stare. Ho scritto per ridere, per piangere. Per far piangere. Per rispondere. Per ferire, per curare. Per chiedere scusa, per dire basta o per non dire più niente. Ho scritto per non sparire, perché mi manchi, ma non voglio dirtelo più. Per guardare avanti, o di lato. Altrove. Ovunque.
Però mi dico, proviamoci. Magari stavolta non scrivo, mi guardo un film. Ma poi succede che, tra primo e secondo tempo, mi viene voglia di piangere. Un po’ come nella vita. Un po’ come nell’amore. E allora forse è meglio che scriva.

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