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Tom Waits.

Letto1269volte

Miele, whisky e sigarette. Ma soprattutto ruggine. Bruciata, consumata, impossibile non riconoscerla. La voce di Tom Waits è unica, ascoltata una volta non la dimentichi più.
E poi c’è anche un’altra cosa. Non si capisce come sia possibile, ma quella voce, affumicata e ubriaca, sembra sia nata apposta per essere accompagnata dal suo modo di suonare leggero, come se fosse un topolino che si muove sui tasti bianchi e neri.

Riesco quasi sempre a cavalcare sia la realtà che l’immaginazione. La mia realtà ha bisogno dell’immaginazione come una lampadina ha bisogno della presa. La mia immaginazione ha bisogno della realtà come un cieco ha bisogno del suo bastone“.

Ascolto Blue Valentines, dal primo all’ultimo pezzo, e chiudo gli occhi. Fuori piove e il cielo è bianco gesso. Mi sembra di vederlo, Tom. Piegato sul pianoforte, con una sigaretta tra le dita e la cenere che cade sui tasti consumati. Fumo e penombra. Le luci gialle entrano dalla strada mentre qualche goccia di acqua sporca cade dal soffitto. Un mondo nel quale ci si arriva, non seguendo il Bianconiglio, ma un vecchio ubriacone traballante. Si solleva un tombino e si entra nel magico mondo di Tom Waits, popolato di personaggi stralunati, randagi, notturni. Prostitute, truffatori e assassini ballano insieme, e si siedono intorno ad un vecchio bidone in fiamme. Tutti escono dalle loro bettole, per ascoltare la voce del menestrello.

Il paradiso per me? Mia moglie ed io sulla Route 66 con una tazza di caffè, una chitarra da quattro soldi, un registratore preso dal rigattiere, una stanza del Motel 6, e una macchina in buone condizioni parcheggiata davanti alla porta“.

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