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So Long Leonard

Letto186volte

La sua voce è stata spesso la carezza alla mia anima ammaccata. Quante volte, come lui, mi sono alzata dal tavolo chiamandomi fuori dal gioco.
Forse Leonard Cohen era pronto per questo viaggio, ma noi non lo saremo mai per la sua partenza. Saremo soltanto molto più poveri. E il buio un po’ più scuro, adesso.
Ci sono le canzoni, però. Sussurrate, con la sua voce spettrale.
Io lo ricorderò con questa, che oggi ho ascoltato cinque volte di seguito.
So Long Marianne. Tra le dichiarazioni d’amore, una delle mie preferite. Quella relazione è ormai finita, ma l’amore c’è ancora. Si è solo spostato un po’, passando dal cuore a qualche altro luogo nascosto, in un angolo dell’anima.
E ascoltarla è come essere innamorati. Quando ti riempi la bocca di parole che non avrai mai il coraggio di pronunciare. E, come l’amore, ti fa piangere e ridere. E piangere e ridere, ancora. Non credo ci sia bisogno di dire molto più.
L’ha già fatto Cohen. Durante la sua vita ha detto tutto. Ha scritto di tutto. Di quello che sta in cielo e molto più giù, nel suo inferno personale.
Nelle sue canzoni non mancava il bisogno di qualcuno, o di qualcosa. Un “you” quasi mai definito. Talvolta un dio, una donna o una droga. Non importa. C’era sempre quell’urgenza che non se ne andava mai. Nessuno si salva, nemmeno alla fine.
O forse sì.
In una sua intervista di qualche anno fa alla domanda “e lei cosa desidera?” rispose:
“Vivere, amare, leggere libri di nobili principi e ideali e fingere di uscirne diverso. E ascoltare le canzoni di Nina Simone. Quando qualcuno le suona”.
Oggi riesco solo a pensare che ci sono persone che anche quando si spengono, continuano a illuminarci.
Buon viaggio, ci vediamo lungo la strada.

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