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La flânerie è uno stile di vita, passeggio con il naso all’insù per i boulevard di questa città e i miei occhi catturano tutto: volti riflessi nelle vetrine, scorci di passages con la torre in lontananza, piccoli giardini nascosti dietro scenografici edifici d’epoca. Adoro l’aria da paese che si respira qui. Un libro in borsa, atmosfera truffautiana e mansarde sotto i tetti di ardesia. Voilà!, Bonjour mademoiselle ed Etta James che suona nell’appartamento vicino al mio.
Parigi è una città per scrittori o per romantici, scandita da colazioni con croissant e passaggi in metro. Librerie ad ogni angolo. Tè per scaldarsi dal vento gelido, che gli abitanti di qui sembrano non sentire, e baguette mangiate camminando per strada. Parigi è una città da educazione sentimentale, da amore passionale.
Parigi e le mille chiese. Parigi e la musica. Le giostre e i musei. Parigi e le decine di lingue diverse, di fronte alla Monna Lisa. Parigi e la sua Dama di Ferro, la Tour Eiffel. Perno attorno al quale tutto gira. Austera e semplice. La sera si mette il lungo abito scintillante per farsi guardare, e sbuca quando meno te l’aspetti, dietro i palazzi. Taglia le scie degli aerei e le nuvole al tramonto. Punto di arrivo e di partenza.
Parigi e i suoi ponti. Mentre attraverso il Pont Neuf, li vedo. Lui e lei, senza saperlo arrivano dalle due sponde opposte e si incontrano a metà. I ponti sono per guardare avanti, mai indietro. Non-luoghi che uniscono e dividono. Perfetti per un appuntamento. Come il ponte, anche loro due sembrano fermi e solidi. Come chi si è cercato e si è trovato. Come chi è stato sulla stessa riva per così tanto tempo, senza saperlo.

A Parigi stavo cercando la poesia della nebbia, che trasforma le cose. La poesia della notte, che trasforma la città. La poesia del tempo, che trasforma gli esseri viventi.
(Brassai).

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