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Nobraino.

Letto817volte

Lorenzo Kruger non è in serata. Scazzato. Infastidito. La sistemazione del palco non è quella che si aspettava. Il suo pubblico è costretto a godersi lo spettacolo in piedi, oltre una barriera di tavoli dove qualcuno sta ancora cenando. E poi il microfono non va e alle sue spalle un generatore continua a ronzare ininterrottamente. In meno di due ore riesce a farsi mandare a quel paese almeno tre volte, da diverse persone.
Eppure lo spettacolo che regala a Savignano è indimenticabile.
Attore, poeta e, ovviamente, cantante. Sicuramente un folle. In una sola parola: imprevedibile. Il pubblico deve emozionarsi. Commuoversi, sorprendersi. Incazzarsi, anche. E Kruger lo sa. Per questo lui e gli altri Nobraino mettono in piedi tutto il circo che serve per perseguire questo scopo.
Sono innovativi, forse perché semplicemente sono fuori dal tempo. Sempre pronti alla sperimentazione, ma quello che mi colpisce di più è la teatralità della loro performance. Come se la musica fosse una scusa per portare in scena il resto. Gli spettacoli sono pensati con sofisticazione. Gli oggetti diventano parte delle canzoni. Il telefono, la scala a pioli che Kruger trascina lentamente in mezzo al pubblico e quella che usa per arrampicarsi su un balcone. Il cantante cambia cappello come cambia umore.
Durante le due ore di concerto, rasa i capelli a un fan durante la bellissima Mangiabandiere, salta da un tavolo all’altro, litiga.
Canta canzoni d’amore con la sua voce cavernosa, che ricorda molto quella di De André. Ma al contrario del genovese, Kruger è malato di egocentrismo cronico. E il suo pubblico non è da meno.

I testi sono appassionati, ma anche cinici. Non ci sono parole a caso. E questo è il motivo che me li fa amare. E’ evidente la cura maniacale per l’espressione.
Sull’ultimo brano: Bella Polkona, Kruger coinvolge il pubblico in un ballo sfrenato e la piazza assomiglia sempre più ad un girone infernale, al termine del quale rovescia i tavoli che tanto ha odiato all’inizio dello spettacolo. Come a dire: non vi avevo detto che non li volevo?
Alla fine, lo scenario è post apocalittico. Vetri e piatti rotti ovunque.
I Nobraino sono eccessivi e sgangherati. Molti li amano. Tantissimi li odiano. Ma una cosa è certa: sul palco sono davvero potenti.

Hai messo un po’ di profumo alla mia biancheria, per
dirmi che da oggi sono cosa tua.
Hai messo un po’ di profumo ai vestiti che ho,
che sappiano che da oggi son cosa tua.

 

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