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Nessi.

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Chiamarlo spettacolo è davvero riduttivo. Quella di Bergonzoni è più una Lectio Magistralis. Il ritmo fa da protagonista. Lui è un equilibrista di doppi sensi, si agita sul palco con la chioma bianca leonina e le mani infilate in un’incubatrice. Di pensieri, probabilmente. Disinnesca parole, come bombe. E’ surreale, divertente, ma soprattutto fa riflettere.
Bergonzoni invita tutti a fare nessi, con chiunque, in tutti i luoghi. Senza precauzioni.
Nessi, come connessioni, rete. Sì, perché l’essere umano è collegato agli altri. Lo è per tutta la durata della sua vita. Annoda fili, e proprio questi fili che Bergonzoni chiama “fili adottivi” sono i nessi.
La vita che viviamo non è solo nostra, ma è legata, annodata, a quella degli altri. Anche se lontani. Il senso dei nostri gesti ha un senso, magari diverso, anche altrove.
Per questo motivo non possiamo più essere indifferenti al modo in cui guardiamo una donna, un immigrato o un handicappato. In Nessi, Bergonzoni si interessa ai non creduti, agli incredibili, ai non veduti e agli invisibili.
Le relazioni sono importanti. Se riusciremo a cambiare la nostra anima, il nostro modo di vedere le cose, potremo attuare un cambiamento.
E mai come oggi è urgente creare una rete. Un ponte. Una coscienza. Rivelazione, rivoluzione, evoluzione. La conoscenza non può più attendere. Ma prima dobbiamo capire che siamo noi stessi Gahndi, Mandela, Don Ciotti, Peppino Impastato o Borsellino. Noi dobbiamo essere esempi ed eroi. Siamo noi che facciamo giustizia, o governo, tutti i giorni. Quando parliamo o facciamo qualcosa.
Abbiamo obblighi e doveri verso gli altri, verso chi ha più bisogno. I poveri, i malati, le vittime di soprusi. Verso la natura. Ma il cambiamento deve partire da noi.
Comicità, poesia e arte diventano un’unica amalgama. Non sono capitoli separati, ma c’è un collegamento. Un nesso, appunto.

Alla fine dello spettacolo Bergonzoni incontra il pubblico per le due chiacchiere di rito. Durante Arte Fiera a Bologna ha lanciato il movimento artistico “La vita in fasce”. Il segno di questo movimento è una fascia di stoffa da portare al braccio, da un lato bianca e dall’altro nera. Ogni giorno nel mondo nascono e muoiono tantissime persone. Questo è un modo per dimostrare una vicinanza spirituale con tutti coloro che nascono e muoiono nel mondo in ogni momento. Bergonzoni le regala al pubblico. Un segno essenziale per indicare vicinanza, protesta, adesione a gioia e dolore. Un’esortazione a condividere, nel mondo reale però. Non sui social network.

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