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Laterizi.

Letto454volte

Una volta a casa ritirò il bucato e cominciò a preparare qualcosa di semplice per cena. Poi si accovacciò sul pavimento, aspettando che lui tornasse.
Quando entrò la trovò seduta da sola, al buio. Aveva spento la luce. O forse non l’aveva nemmeno accesa. Se ne stava così, immobile nell’oscurità. Indossava un vestito azzurro.
Sembrava un pacco scaricato lì per sbaglio da qualcuno che aveva sbagliato indirizzo. Gli faceva pena. Pensò che se si fosse trovata in un posto diverso sarebbe stata più felice.

La sera prima aveva avuto il coraggio di dirglielo. Non l’amava più. Dopo anni insieme, lui le aveva detto che non l’amava più. La lasciava. E che aveva trovato un appartamento.
Dammi una settimana, le disse. Il tempo di organizzare il trasloco e me ne vado.
Perché, aveva chiesto lei. Non aveva saputo risponderle.
Forse perché non sopportava più la sua insensibilità. Quel lasciarsi vivere. Tutto sembrava normale per lei, la felicità e la brutalità. All’inizio non era così. Ricordava ancora con commozione i primi tempi. Era la stessa donna che gli aveva fatto tremare il cuore?

Accese la luce. Non le aveva chiesto niente sul perché se ne stesse lì al buio. Si erano salutati e avevano cenato in silenzio.
Era una cucina piccola, la loro. Mobili color grigio industriale e cromature.
Lei lavava i piatti. Gli dava le spalle. Compiva i gesti con naturale ripetitività. Con quella ritmica consolidata dall’esperienza. Lui leggeva il giornale del giorno prima.
Improvvisamente un colpo. Un rumore secco sul lavello. Una manata. Lui sollevò la testa e la guardò, ma non si mosse. Poi un altro e un altro ancora.
Che c’è, le chiese. Cos’hai.
Un altro rumore secco. I piatti ballavano. Schizzi di acqua e sapone raggiunsero il tavolo.
Calmati, le disse. E si alzò in piedi. Le andò vicino, la tenne per le spalle. Che c’è, chiese ancora.
Niente, niente, niente. E giù un’altra manata sul piano della cucina. Il cestello dei piatti cedette di schianto.
L’orologio segnava le nove e cinque. L’acqua continuava a scendere nel lavandino metallico. Tra i piatti e le posate.
Lei respirava forte adesso. Aveva le spalle rigide e la testa abbassata, il mento schiacciato sul petto.
Lascia stare, faccio io, le disse. Faccio io i piatti stasera.
Fuori nel cielo si aggiravano nuvole nere. Era stata una di quelle giornate cariche d’acqua.
Lei si era girata e l’aveva guardato. Lui non l’aveva mai visto uno sguardo così, c’era da avere paura.
Dimmi che cosa non sopporti più, gli chiese.
Dimmi qualcosa.
Silenzio.
E’ il momento di gridarlo chiaro e tondo. Stava soffiando adesso, come un gatto.
Non lo so, sussurrò lui.
Prima che potesse accorgersene gli diede uno schiaffo. Lui rimase di sasso, con la mano sulla guancia. Aveva colpito forte. Ma dove la nascondeva tutta quella rabbia?
Erano rimasti fermi un attimo. Poi lei provò a colpirlo di nuovo, ma questa volta lui le tenne ferma la mano.
Basta. Non voglio farti l’elenco dei tuoi difetti, le disse.
Lei si liberò dalla presa e fece per uscire dalla stanza. Poi, come se ci avesse ripensato, ritornò verso di lui, afferrò un piatto dal lavello e glielo tirò sui piedi.
Sei pazza, alzò la voce.
Vuoi la lista dei tuoi difetti? Stava gridando adesso. Te li posso anche urlare se vuoi. Sei insensibile, una bambola di pezza. E’ impossibile vivere con una donna come te. Oggi è la prima volta, dopo anni, che sento che hai il sangue nelle vene.
Lei aveva preso un altro piatto e gliel’aveva lanciato addosso. Più in alto stavolta, per fargli male. E poi un altro ancora. C’erano cocci dappertutto. Poi era passata al frigo, aveva preso le uova e gliele aveva tirate, come fossero granate.
Le si era gettato addosso. Aveva rischiato di scivolare per due volte poi alla fine, non sapeva nemmeno come, era riuscito a fermarla. La teneva per i polsi. Si erano guardati per un attimo. Pensò che l’avrebbe uccisa, se fosse stato lecito. E invece l’aveva baciata come se le mancasse da una vita. Lingue al gusto di chiodi di garofano.
Non te ne andare, mormorò lei. Appena impercettibile, ma era sicuro di averglielo sentito dire. Lo guardava come se volesse fissarlo al suolo con dei laterizi.
Poi si era allontanata, aveva gli occhi pieni di lacrime. Infine era corsa fuori. Appena in tempo per sentire le prime gocce bagnarle la pelle.
I vestiti azzurri sembrano fatti apposta per le giornate di pioggia.

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