about me

about me

 

luglio: 2019
L M M G V S D
« feb    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

email

bottone email
La città Immobile
cosa leggo
mai più senza
italo calvino
fellini

La Notte.

Letto541volte

Si dice che Antonioni sia un regista che piace più ai critici che al pubblico. Non faccio fatica a crederci. I tempi dei suoi film sono lunghissimi, rallentati, fino a rasentare la noia. Ma ogni inquadratura è uno sfolgorio di bellezza.
La Notte poi, è un capolavoro del Cinema. Dall’uscita di questo film in avanti niente è stato più uguale. Prima si dava importanza all’azione solo se motivata e finalizzata ad un obiettivo. Il caos e la confusione che l’avevano generata non erano contemplati. Con Antonioni si entra in una nuova dimensione. Alcune scene de La Notte fanno apparire improvvisamente vecchio e incartapecorito il cinema narrativo italiano. Senza la sua poetica non ci sarebbe stata la Nouvelle Vague.

La Notte è un film essenziale, splendido. Ambientato a Milano agli inizi del boom economico dei primi anni Sessanta. I protagonisti, lo scrittore di successo Giovanni e sua moglie Lidia, interpretati da Marcello Mastroianni e Jeanne Moreau, sono una coppia in crisi. Lontani, che più lontani non si può. Insoddisfatti e annoiati, si perdono in una città che non riconoscono più. Il cemento avanza e la campagna, così come i ricordi del loro amore, vengono distrutti. La Milano in cui vivono è trafficata, e alterna zone di vuoto ad altre di pieno. Deserti metropolitani e muri. Sentimenti desertificati e barriere tra gli esseri umani.

La Notte è il secondo capitolo della saga dell’incomunicabilità. Preceduto da L’Avventura e seguito da L’Eclissi.
La parte centrale del film si svolge di notte, durante una festa, noiosa anche questa, nella villa di un ricco industriale che non vuole rinunciare ad avere il proprio “scrittore da salotto”. Qui verità e maschere si confondono. Gli intellettuali sono presi in considerazione solo quando riescono a fare soldi, l’arte non ha utilità, a meno che non venga messa al servizio dell’industria.
Giovanni e Lidia si separano, vivendo una serata parallela. Giovanni si invaghisce di Valentina, che legge da sola mentre gli invitati bevono e si divertono, mentre Lidia viene sedotta da un altro uomo. Tutti i personaggi sembrano coinvolti da un silenzioso dialogo con se stessi che impedisce loro di interagire, o di avere bisogno degli altri.
La luce fastidiosa del giorno che amplifica il bello e il brutto, e l’assenza di luce soprattutto durante il black out della festa, hanno un ruolo centrale nella storia. Prevalgono i piani lunghi. Anzi lunghissimi. Eleganti e silenziosi, come sempre nei film di Antonioni.
Il film si conclude all’alba, il cielo è bianco, il parco deserto. Alla fine della festa, Giovanni e Lidia si ritrovano e se ne vanno insieme. Dopo un confronto che sembra dare la speranza di una rinascita, preferiscono far tacere la loro crisi, anziché confessarsi quanto sono stati deboli.
La notte è terminata. La luce qui non è speranza ma acutizza ancora di più la solitudine, rendendola insopportabile.

“Tu non hai bisogno di soldi, ma di una ragazza, per ricominciare”
“Non di una ragazza, ma di te”.

Comments are closed.