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La decima vittima.

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L’immobilità forzata della degenza post operatoria può avere qualche vantaggio. Più tempo libero per guardare qualche film, ad esempio.
La Decima Vittima di Elio Petri è una pellicola di fantascienza e mai e poi mai avrei pensato che un regista italiano potesse affrontare questo genere. Per di più, coinvolgendo un attore come Marcello Mastroianni, qui insolitamente ossigenato e cinico. E invece mi sono dovuta ricredere. Si tratta di un film sgargiante e coraggioso, con tantissimi riferimenti estetici al fumetto e alla pop art.
Un po’ come fece Truffaut con il suo Fahrenheit 451, Petri realizza un’opera sarcastica e divertente, che conserva inalterato il suo valore anche a distanza di cinquant’anni.
La storia è ambientata in un futuro non meglio precisato e tratta il tema della violenza legalizzata. Si uccide per gioco, per soldi, per fama, per divertimento o solo per una pubblicità.
Petri coglie anche l’occasione per fare una critica alla contraddittoria società degli anni Sessanta, spirituale e consumista insieme. Un periodo di cambiamenti sociali. Si ironizza sul matrimonio, sulla criminalità, sul valore degli anziani e sull’affermazione di una presenza mediatica sempre più insistente nella vita di tutti i giorni.
Per farlo, si cambia spesso registro. Prima commedia poi dramma, e lo spettatore rimane spiazzato. E forse è proprio questo il suo principale difetto.

Ci vuole verità nei rapporti“.
Ma chi la vuole la verità? A nessuno piace la verità. E’ molto meglio così, con le menzogne, gli imbrogli… io arrossisco quando la dico“.

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