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Kings of Convenience.

Letto502volte

Prendi due chitarre e due voci, qualche armonizzazione, ed è subito “New Acoustic Movement”.
Dimenticandoci per un attimo dell’esistenza di un altro duo, sempre chitarra e voce, sempre melodie sofisticate e rarefatte, che corrispondeva al nome di Simon & Garfunkel, gli appassionati delle definizioni ci direbbero che prima di loro, non c’era nessun Nuovo Movimento Acustico. I “loro” in questione sono i Kings of Convenience e il loro album del 2001, Quiet is the New Loud, è quello che aprì la strada a tutti i gruppi di matrice folk che ora passano continuamente in radio.

Il tour che li ha riportati in Italia, è proprio quello dedicato a quell’album, ormai diventato pietra miliare di un certo genere di musica indie. E, ai tempi, un piccolo capolavoro.
Devo essere sincera, di loro conosco ben poco, ad eccezione proprio del succitato album. Ma tanto mi basta per convincermi ad andare al concerto di Verucchio, sul Sagrato della Collegiata. Dopotutto, esiste qualcosa di più estivo di un concerto acustico in un borgo medievale?
Lo spettacolo che offrono alla nutrita platea che si è radunata in questa terrazza sulla Valmarecchia è particolare, intimo. Le canzoni sono intervallate da interviste e aneddoti sulla scrittura del disco. Le atmosfere che ricreano sono leggere, semplici. Almeno in apparenza. Proprio come le cose migliori. Semplici. Come dovrebbe essere la musica. E non solo lei.

Il duo norvegese ci tiene per mano in questo viaggio nel passato. Si parte con Toxic Girl, poi I don’t know what I can save you from, Little Kids, Passenger e via via, tutte le altre.
Ritorniamo ai tempi in cui le cose erano facili, quando i pomeriggi si trascorrevano in camera, tra pipponi filmici, ma soprattutto mentali, e discorsi sull’amore, quasi sempre a senso unico. Le serate a filosofeggiare con gli amici, l’abbandono a quella dolce malinconia.

Il concerto dei Kings of Convenience è sicuramente più quiet che loud, ma il loro spettacolo è impeccabile. Misurato, giustissimo. Senza sbavature. Ha tutti i colori tenui dell’autunno.
Quello che mi lascia la loro esibizione, però, è questa voglia insaziabile di ascoltare bossanova. E se chiudo gli occhi vedo solo onde bianche e spumose accarezzare dolcemente la battigia in una calda giornata di Settembre.

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