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Internet l'abbiamo costruita noi.

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Articolo del New York Times, di Steven Johnson.

“Oggi sempre più persone e organizzazioni vorrebbero trasferire il modello dei peer network nel mondo “reale”. All’epoca dell’illuminismo le associazioni tra pari hanno messo le basi per la rivoluzione scientifica grazie al lavoro di società formali e informali, agli incontri nei caffè e alla condivisione di nuove idee. Secoli dopo, la rivoluzione digitale ha dimostrato che nell’era moderna i peer network possono creare meraviglie.

Abbiamo a disposizione un’infinita mitologia sull’eroismo degli imprenditori che hanno cambiato il mondo con la loro lungimiranza e forza di volontà, ma ci manca una storia della collaborazione creativa. Quando parliamo del cambiamento innescato dalla collaborazione di massa pensiamo subito ai movimenti di protesta come quelli per i diritti civili o la parità dei sessi. Queste tradizioni meritano di essere celebrate, ma sono soltanto una parte della storia.

Come i Pompieri.
Internet non è uno strumento in grado di cambiare il modo di pensare della gente o di spingere il genere umano verso la tolleranza. E’ invece il prodotto di un diverso tipo di organizzazione, né statale né aziendale, in grado di costruire realtà e creare nuovi strumenti, che a loro volta miglioreranno il funzionamento dei governi e dei mercati.
Dopo aver pronunciato la famosa frase “non l’avete costruita voi”, Obama è riuscito a descrivere l’etica collaborativa in termini molto più eloquenti: “Il punto è che quando otteniamo un successo lo dobbiamo alla nostra iniziativa individuale, ma anche alla nostra capacità di lavorare insieme agli altri. Ci sono attività, come quelle dei pompieri, in cui un uomo da solo non può farcela. Immaginate se ognuno dovesse avere il suo servizio antincendio personale. Sarebbe impossibile organizzarsi. E’ per questo che ci diciamo fin da quando è stato fondato questo paese: ci sono cose che insieme possiamo fare meglio”.
Obama ha ragione, naturalmente. La vita è piena di cose che facciamo meglio insieme. Ma quello che internet e i suoi discendenti ci hanno insegnato è che ci sono nuovi modelli per fare le cose insieme, storie di successo che dimostrano che non c’è bisogno di burocrazia per facilitare la collaborazione pubblica, e non c’è bisogno delle imprese private per innovare.
E’ questa la storia che dovremo raccontare ai nostri figli quando ci chiederanno chi ha inventato internet. Parleremo della lungimirante iniziativa del governo, che all’inizio ha pagato gli stipendi, e anche degli imprenditori che hanno trovato il modo di rendere il nuovo strumento commercialmente produttivo. Ma non dobbiamo tralasciare la parte più importante della storia. Internet è il prodotto di un’altra rete, fatta non di server ma di menti umane. Una rete aperta, decentrata, libera”.

 

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