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Il Piccolo Principe a teatro.

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La storia la conoscono tutti. Il Piccolo Principe di De Saint-Exupéry è probabilmente la favola più famosa del mondo.
Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni l’hanno portato in scena, qualche sera fa, al Teatro Titano di San Marino. Lui è l’aviatore caduto in mezzo al deserto del Sahara e lei il Piccolo Principe. E poi ci sono tutti gli altri personaggi: il re, la volpe, l’ubriaco, che i due attori interpretano con virtuosismi vocali.
La scena è essenziale, sul palco del piccolo teatro c’è solo un leggio e un’altalena luminosa. Alle spalle degli attori, le percussioni di Rodolfo Rossi.
Non serve altro, la voce è sufficiente. Tanto che l’assenza di orpelli valorizza al massimo la loro bravura.
Gifuni entra in scena a luce piena e si rivolge agli spettatori come per fare una comunicazione di servizio. Poi inizia il racconto.
“Disegnami una pecora”, il Piccolo Principe esordisce così. Senza presentarsi. L’aviatore non capisce il perché di quella strana richiesta, ma prova comunque ad accontentarlo. Uno, due, tre tentativi. Il bambino non è soddisfatto. “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta”. Ma poi intuisce la strada giusta e disegna finalmente una cassetta con tre fori. La pecora è all’interno.
In poco tempo anche io mi ritrovo sospesa sull’altalena sulla quale si è rannicchiato il Piccolo Principe, saggio e curioso.
Uno spettacolo talmente bello che mi ha fatto dimenticare la nebbia e la neve incontrata lungo la strada.

“Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano”.

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