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Hiroshima mon Amour.

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“Hai inventato tutto”.
“Niente. Come in amore esiste questa illusione, questa illusione di non poter mai dimenticare comunque. Io ho avuto l’illusione davanti a Hiroshima di non poter mai più dimenticare, così come in amore”.

Lui e lei. Un giapponese e una francese hanno trascorso la notte insieme. Entrambi sono sposati con altre persone. Un marito felice, una moglie felice. Le prime inquadrature alternano due corpi nudi, abbracciati, in una camera d’albergo, ricoperti di cenere argentata, ad altre immagini, successive allo scoppio dell’atomica.
E’ strano conoscersi a Hiroshima. Un luogo così pieno di dolore, squarciato all’improvviso da uno slancio di vita.
Ma il momento in cui dovranno lasciarsi si avvicina. Lei deve ripartire il giorno successivo per la Francia, lui vorrebbe che si rivedessero.

“Io ti incontro e mi ricordo di te. Chi sei tu? Tu mi uccidi, tu mi fai del bene. Come avrei potuto sapere che questa città era fatta per il mio amore. Come avrei potuto sapere che il tuo corpo si adatta al mio. Tu mi piaci, che avvenimento. Tu mi piaci, che languore all’improvviso! Che dolcezza! Tu non puoi sapere. Tu mi uccidi, tu mi fai del bene. Tu mi uccidi e mi fai del bene”.

Nel film di Alain Resnais, la morte, la distruzione e l’orrore della guerra si insinuano continuamente nell’intimità dei due. Proprio come nella scena iniziale, il passato abbraccia il presente. La storia di lei, mai così giovane e pazza come nella piccola città di Nevers, si sovrappone al presente, con l’uomo che ha appena incontrato, nella città giapponese. Così, allo stesso modo, le deformazioni e l’orrore si sovrappongono all’immagine di una Hiroshima ricostruita.
Ed è proprio questo uno dei giochi preferiti della memoria. Sovrapporre un momento, una persona, un’emozione ad un’altra, vissuta in precedenza. Senza però cancellare niente.
La sceneggiatura di Marguerite Duras mescola la memoria all’oblio. Hiroshima e Neveres, lui e lei. L’amore attuale, con un uomo giapponese, e quello passato, con un soldato tedesco, durante la guerra. Entrambi destinati alla stessa sorte, la dimenticanza. Se non per morte, per separazione.
La memoria è fondamentale. Tutte le situazioni, i ricordi, dai più felici ai più dolorosi, rischiano di essere dimenticati. Ma mai superati.
Come Hiroshima. Oggi così elegante, notturna, semideserta. L’Hiroshima dei taxi, delle insegne fluorescenti e dei neon. Estranea, eppure ancora intrisa di dolore.

“Hiroshima è il tuo nome”
“Sì, e il tuo nome è Nevers, Nevers en France”.

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