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Hindi Zahra.

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La mia nuova ossessione musicale ha un nome: Hindi Zahra.
Berbera e parigina, boema ed elegante. La sua voce è morbida come i petali di seta di un papavero, quando li si stropiccia fra le dita.
Le sue canzoni sono promesse mantenute, e sussurrate in un orecchio. Il suo è jazz del deserto.
Di lei si potrebbe dire tutto. Sofisticata come Billie Holiday, ma anche viscerale e sensuale, Hindi Zahra però è semplicemente se stessa.
Nei suoi testi parla di storie di amore eterne e di vita quotidiana.
La sua voce mi fa pensare alle mattine di maggio, canticchianti e danzanti. Alle lenzuola messe ad asciugare, che con il vento sembrano vele.
La sua musica ai tetti di ardesia, alle mani che stringono le ringhiere dei balconcini in ferro battuto. A piccoli café e al profumo di pane caldo. Alla pioggia sottile. A un luogo sconosciuto. E mi trema il cuore.

So baby won’t you please open the door
And let me in until we can forget all
Just you and me
Forever downtown in the city

My love, my dear, my sweet baby
I need to see, to feel, to breath
Your touch, your kiss, your smile, your lips
I need to see, to feel right here
I will leave the sun for the rain


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