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Gli Anni.

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La fine della Seconda Guerra Mondiale, la liberazione, il silenzio su Auschwitz, la ricostruzione, la scoperta del sesso, la guerra in Algeria, il benessere, una nuova società consumista, il diritto all’aborto, l’emancipazione femminile, la pillola anticoncezionale, il Vietnam, Sartre e Simone De Beauvoir, il maggio francese, Mitterand, gli anni Ottanta, la caduta del muro di Berlino, l’Aids, Internet.
Annie Ernaux fa un inventario alla francese. Di quelli che amo tanto anche io.
Come sia possibile raccontare una vita intera, di storia personale e collettiva, in poco più di duecentosessanta pagine, non ne ho idea. Forse l’unico modo possibile era proprio attraverso una sequenza di diapositive, come quella realizzata dalla scrittrice francese.
Anni veloci, come la vita degli oggetti che usiamo. Veloci, come i tempi di percorrenza da una città all’altra, soprattutto grazie alla tecnologia. Facile sentirsi vicini anche a chi è lontano chilometri.
L’affresco che ne viene fuori è potentissimo. Dolceamaro. Mai patetico.
Annie Ernaux cattura tutte le immagini di quel “tempo in cui non saremo mai più”.
I visi sbiadiranno sulle foto di famiglia, così come quelle figure. Mai totalmente comprensive, mai vicine quanto vorremmo. E prima o poi sbiadiremo anche noi.
Gli Anni riesce nell’impresa impossibile: salvare.
Sì, perché tutto, ad un certo punto, si scontra con l’oblio. La dimenticanza. Ogni cosa è destinata a scomparire, ma con questo libro viene ritardata la caduta nel buco nero all’interno del quale finiscono i ricordi. E’ un’ultima carezza al visto di nostro padre, un bacio lasciato sulla fronte di un figlio. La mano che scivola sulla schiena di un uomo o una donna che abbiamo amato, in una fresca serata di giugno. Una notte in auto, a fare l’amore, in mezzo alla campagna. O una passeggiata sotto al sole, in spiaggia. Tutti quei dettagli che abbiamo paura di dimenticare nel corso di una vita. E che magari sono proprio quelli che ci hanno fatto battere forte il cuore.
Pur facendo riferimento principalmente alla storia francese, Gli Anni è un’opera collettiva. Sono una vita e infinite altre.

[…] adesso vorrebbe più che altro poter cogliere la luce che bagna volti ormai invisibili, tavole imbandite di vivande scomparse, quella luce che già c’era nelle narrazioni domenicali dell’infanzia e che non ha smesso di depositarsi sulle cose appena vissute, una luce anteriore.

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