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Effetto Notte.

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Guardare questo film mi ha fatto pensare a chi il cinema lo fa e lo ama davvero. Effetto Notte, come il filtro blu che si applica alla camera per far sembrare che una scena girata di giorno sia ambientata di notte. Un espediente da direttore della fotografia. Una finzione che diventerà realtà. Anche se io preferisco definirla una magia.
Si può fare un film su qualunque cosa, afferma Ferrand. E Truffaut ce lo dimostra: si può fare un film anche sul fare un film. Sulla quella follia organizzata che è il Cinema.
Qui non si racconta la storia del regista Ferrand né quella degli attori. E’ una complessa sinfonia dove Truffaut è il maestro d’orchestra.
I film sono più armoniosi della vita. Nei film non ci sono intasamenti, né vuoti, né tempi morti. I film avanzano come treni nella notte”, dice ad un certo punto Ferrand.
Eppure anche i film non sono mai al sicuro dalle insidie della vita, così gravidanze, tradimenti, amore e morte si intromettono nelle riprese. Le storie della troupe, dagli attori alla produzioni, si sviluppano parallelamente alla trama.

Un film su un film, è vero. Ma non ci sono intellettualismi in Effetto Notte, non è un esercizio di stile. Truffaut ammicca ai cinefili, che qui potranno provare un piacere quasi onanistico a trovare le tantissime citazioni, dal pacco di libri che Ferrand apre e che è un tributo ai suoi grandi maestri: Buñuel, Bergman, Godard, Rossellini, Bresson e Hitchcock, fino ad arrivare al sogno che il personaggio del regista continua a vivere ogni notte, un omaggio a Quarto Potere di Orson Welles e ai suoi Quattrocento Colpi. Ma il pubblico a cui si rivolge è ampio. Chiunque potrà godersi lo spettacolo incantevole delle immagini che scorrono sullo schermo.

Effetto Notte però è soprattutto una dichiarazione d’amore alla Settima Arte. Truffaut vuole ringraziare il Cinema e lo fa mostrandoci tutto quello che accade dietro all’obiettivo della macchina da presa. Trucchi ed espedienti, ma anche la verità che si nasconde dietro tutto quel recitare. E poco importa se anche questa è finzione.

Siamo arrivati a metà dell’avventura. Io, prima di cominciare a girare, desidero soprattutto fare un film che sia bello. Non appena sorgono le prime grane devo ridurre le mie ambizioni, augurandomi che io riesca a finire il film. Verso la metà della lavorazione faccio un esame di coscienza, e mi dico: potevi lavorare meglio, potevi dare di più, ora ti resta l’altra metà per rimetterti in pari, e da quel momento cerco di rendere più vivo tutto ciò che si vedrà sullo schermo“.

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