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Come le canzoni

Letto188volte

Ci sono persone così piene che non sai più dove metterle. E allora le infili un po’ tra le note e le parole di una canzone.
C’è Where are we now, che ho ascoltato sette volte di seguito. Ero seduta su quella panchina, giù al faro. Era gennaio, faceva freddo e piangevo, perché te ne eri andato e non sapevo cosa fare.
Mariù parlava d’amore, mentre nonna faceva borbottare le sue pentole e io disegnavo sulla tovaglia cerata.
Modugno cercava un prete per chiacchierar, in quel fischiettante pomeriggio di luglio, in bicicletta. Non c’era nessuno quel giorno, nemmeno un prete, ma c’ero io. E non abbiamo mai parlato così tanto.
C’è mia mamma, nella canzone che le ha dedicato Conte. Perché lei si chiama Ines, ma adesso il nome che porta è Judith. E, visto che parla di lei, Ines mi chiede di farla suonare ancora. E anche Judith è d’accordo.
Van Morrison cantava nei sedili posteriori, durante quel viaggio in macchina attraverso l’Italia. La tenerezza ancora mi sorprende mentre mi domando che fine fanno i sentimenti quando vengono maltrattati. Anche se ora non importa più. Sono diventata indulgente negli anni. So essere gentile con chi ho amato.
All’Hotel Supramonte sono stata vulnerabile e incandescente.
Etta James ha ballato con Serge Gainsbourg in un salotto di Parigi, mentre provavo a suonare un ukulele. Poi ho bevuto vino e riso con un’amica, per ricordare.
Cat Power mi ha fatta innamorare e insieme a Nick Cave ha spiato i primi baci al sapore di fragola.
Sono stata regina di un’esistenza inquieta, a tutte le feste di domani, con Nico.
E Johnny Cash. Sempre la stessa. Nessuno mi consola come lui.
Walk Away di Ben Harper mi fa pensare ai tempi antichi. Un anno senza inverno, solo lunghi pomeriggi in spiaggia. Anche se poi le cose cambiano sempre, anche quelle belle. Le lasciamo per debolezza. Le perdiamo per egoismo. Le Vent Nous Porterà, sì. Ma non ricordo più dove.
E poi giorni di Natale solitari, ad aspettare. 4 Minute Warning, prima di fare il botto. Perché chi si ama si schianta, sempre.
C’è un vecchio pezzo degli Shines, New Slang, che ho ascoltato mentre portavo via le mie cose dalla casa bolognese di via Franceschini. L’ho vista farsi piccola, nel lunotto posteriore, e non ho provato nessuna pena. Sapevo che il meglio doveva ancora venire.
Ho provato a salvare qualcuno con Lou Reed, ma non ci sono riuscita. Nightswimming mi ricorda che le persone che sono destinate ad andarsene, scivolano via. E il tempo lava tutto, come acqua benedetta.
La musica non fa mai prigionieri, proprio come me.

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