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gennaio: 2019
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Anna Calvi.

Letto482volte

Anna Calvi viene spesso, e non senza azzardo, paragonata alle grandi donne del rock. Solo per fare due nomi: Marianne Faithfull e PJ Harvey. Ma la verità è che Anna Calvi è soltanto Anna Calvi, ancora lontana dall’alone di divinità che circonda le due dee sopracitate, anche se indubbiamente talentuosa.
Nonostante siano solo due gli album all’attivo, Anna Calvi e One Breathe, il suo concerto di Rimini, alla Corte degli Agostiniani mi lascia addosso un senso di soddisfazione. Lo stesso che si prova quando si assiste ad uno spettacolo ben fatto. Il festival si chiama Percuotere la Mente. La mente, e forse anche un po’ il cuore. Sì, perché la ragazza è una moderna incarnazione del più puro Sturm Und Drang. Quella inquietudine che di nulla si sazia. Il desiderio, la protesta, il sentimento che tutto divora.
Le canzoni sono barocche, piene, e rievocano atmosfere cinematografiche. Talvolta sofisticate alla David Lynch, altre sudate, come in un western musicato da Morricone.
Le sue esecuzioni dal vivo sono una mano passata su un abito di velluto blu. Di pregiata fattura e che ricordano qualcosa di indefinito, ormai nascosto nelle pieghe della memoria. Si parte con “Ghost Rider” dei Suicide, e poi si continua con alcune delle sue più famose “Suzanne And I”, “Rider to the Sea”, “Blackout”, “Desire” fino ad arrivare alla cover di “Foxy Lady”.
La ragazza inglese dal vivo è ghiaccio bollente. Una guerriera che combatte a colpi di chitarra e frustate vocali. Elegante e un po’ freddina, nel suo allure femminino/mascolino. Un po’ Marlene Dietrich e un po’ Jimi Hendrix. Apparentemente tanto bon ton ma poi lascia spiazzati quando, dall’alto del suo tacco dodici, schitarra come una forsennata.
A concerto finito quando i musicisti se ne vanno resta in testa solo l’eco della voce di Anna, così nuda e potente. La stessa voce di chi ha avuto la meglio sui propri incubi.

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